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Andrea Bruno Transition Covert – Test

Rapporto Qualità/Prezzo: 65%

Guidabilità: 90%

Estetica: 80%

Discesa: 90%

Salita: 85%

Peso: 80%

Complessivamente si tratta di una vera mtb a 360°. Non abbiamo riscontrato particolari problemi in nessun ambito di utilizzo a parte la leggerissima tendenza dell'avantreno ad allaeggeririsi sulle rampe più pronunciate. In conclusione, e in sei parole, "con la Covert ci fate tutto". Peso: 13.9 Kg. Prezzo: 4.537€

Total Score 82%

L’enduro è la disciplina che più di ogni altra sta vivendo un grande sviluppo. Le moderne bici di questa categoria offrono una pedalabilità sempre più vicina ai livelli di una leggera trail bike. Angolo sterzo più aperto, escursioni maggiorate e setup complessivo che guarda alla ricerca della velocità in discesa. In questa fascia d’utilizzo si colloca seza dubbio la Transition Covert che abbiamo testato per voi.

La bici in questione ha una storia molto particolare, non si tratta semplicemente di una mtb con tutte le carte in regola per vincere nelle gare di enduro, ma di una bici che ha già vinto, e pure tanto. Stiamo parlando della Covert del campione italiano di enduro Andrea Bruno, un gioiellino da far strizzare gli occhi al più sofisticato dei biker per qualità e ricercatezza nel montaggio. Abbiamo martellato per bene questo gioiellino sui trail di Erice (Trapani/Sicilia). Per la verità Davide Camedda (tester TriRide), aveva promesso ad Andrea che la bici non sarebbe stata maltrattata più di tanto, ma voi avreste saputo resistere? Con una Covert sotto al sedere sicuramente no.

 

 

 

La Transition Covert viene proposta per il 2012 in due diversi kit di montaggio. La Covert 1, montata con Fox 36 Talas 160 RLC Kashima all’anteriore e ammo Fox RP23 BV Kashima al posteriore, viene venduta sul mercato italiano da Tribe Distribution al prezzo di 4.537€. La Covert 2 invece è montata con forcella Rock Shox Lyrik RC 2P 160 e ammortizzatore Fox RP23 BV Kashima ed ha un prezzo al pubblico di 3.428€. Il prezzo per telaio più ammortizzatore è di 1.705€.

La Covert ha un carattere pepato e l’obiettivo di garantire prestazioni e divertimento in discesa a fronte di un’ottima pedalabilità. Le escursioni, ritenute da Transition le migliori per raggiungere questi obiettivi, sono di 150mm alla ruota posteriore e 160mm all’anteriore.

Il telaio è costruito utilizzando la lega 6061 di alluminio trattato termicamente. Il trattamento termico è un passo fondamentale nel processo di produzione dell’alluminio, necessario per ottenere proprietà di resistenza a fatica e flessione. Il tubo sterzo è conico, con misure di un pollice e mezzo per la parte inferiore e di un pollice ed un ottavo per quella superiore, standard ormai diventato un must per quasi tutti i costruttori.

Semplice e senza troppi fronzoli il carro posteriore, relativamente lungo, con i suoi 433mm contribuisce ad aumentare la stabilità della bici quando le velocità salgono, e con la Covert potete stare certi che la cosa accadrà con molta naturalezza. I 150mm d’escursione della ruota posteriore sono gestiti da un sistema di tipo monocross assistito con infulcro principale posizionato sopra il movimento centrale. Nei modelli 2012 la battuta posteriore è stata rivista e portata a 142mm con perno passante da 12mm, opzionabile anche la battuta da 10x135mm. Il telaio è fornito di attacco per guida catena ISCG 05. Le geometrie rivelano, ma non troppo, il carattere da vera discesista della Covert. Vi garantiamo che i suoi 67° di angolo sterzo danno subito un feeling più “aperto”, portandovi a mollare dai primi metri. Il passo della bici è di 1138mm (misura M).

La Covert di Andrea Bruno, come ogni “campionessa” che si rispetti, è customizzata in ogni più piccolo dettaglio.

Il montaggio vede componenti che rispecchiano perfettamente l’uso enduro race della bici, votata a garantire il massimo delle prestazioni sia in salita che in discesa e dal peso contenuto. All’anteriore troviamo una Marzaocchi 55 Micro Ti con colore personalizzato, foderi azzurri in onore del campione italiano. Custom non solo l’estetica ma anche le cartucce interne, testate per tutto il 2011 sui campi gara e ora disponibili di serie sui prodotti 2012 di Marzocchi. Il manubrio scelto da Andrea è un Funn Fatboy da 765mm abbinato allo stem Funnduro, anch’esso Funn, da 50mm studiato per l’enduro e dal peso di 130g. L’ammortizzatore posteriore, ad aria, è un Fox RP23.

Al reparto ruote troviamo le Fulcrum Red Zone abbinate a coperture Kenda. Andrea predilige le Nevegal a mescola dura da 2.35 all’anteriore e da 2.1 al posteriore anche se, quando i percorsi gara sono particolarmente scorrevoli, spesso monta la misura da 2.1 anche all’anteriore. Nell’ultima stagione ha anche utilizzato in qualche occasione le Kenda Small Block UST da 2.1, risultate molto buone sia per tenuta che per scorrevolezza saranno probabilmente una delle scelte di Andrea anche per la prossima stagione. La frenata è affidata agli FRM DBR da enduro con dischi da 180 all’anteriore e 160 al posteriore. L’impianto offre una frenata decisa e non soffre troppo il surriscaldamento, le tubazioni sono rinforzate in treccia d’acciaio e le leve completamente rimovibili, cosa molto utile per evitare i fastidiosissimi danni dovuti al trasporto. Tra gli altri componenti troviamo il reggisella telescopico Blacx Jewel Am+Air con comando al manubrio, serie sterzo Cane Creek, pedivelle Protone abbinate a guarnitura e tendi catena Carbocage e deragliatore posteriore SRAM X9.

Il peso totale è di 13,9 kg pedali inclusi. Per quel che riguarda i pedali dobbiamo precisare che Andrea è uno dei pochi rider d’enduro, forse l’unico fra i top, che predilige i flat, e usa i nuovi Funn Funndamental 2012. Quelli che abbiamo trovato montati sulla bici sono i primi arrivati in Italia, pesano 320 grammi, dispongono di valvola di ingrassaggio e hanno un sistema di pin che prevede l’estrazione tramite chiave esagonale. A questi pedali dedicheremo una review a parte.

Sul campo
Sedersi sopra una bici che reca in bella vista lo scudetto di campione italiano è senza dubbio un’emozione. La posizione in sella è sollevata e il manubrio non  troppo distante. Le regolazioni di partenza si effettuano con molta facilità.

La collocazione dei fulcri e l’architettura della sospensione garantiscono un’ottima pedalabilità. Contrariamente a quel che si pensa il monopivot non è affatto un sistema datato. Alcune delle migliori bici in ambito race adottano un sistema monocross o derivato. Una bici và semplicemente progettata e costruita bene, indipendentemente dallo schema utilizzato, e la Covert rientra appieno in questa categoria. Sulle salite scorrevoli ed i trasferimenti in asfalto non abbiamo riscontrato particolari oscillazioni del carro anche con il propedal completamente aperto. Sullo sconnesso in salita il carro lavora molto bene rimanendo sempre ben incollato al terreno, il tutto senza fastidiosi fenomeni di bobbing. Certo la compostezza della pedalata ed il corretto settaggio dell’ammo rimangono comunque due aspetti fondamentali per la resa in questo senso. Unico neo per la salita è forse una leggera tendenza all’alleggerimento dell’avantreno sui tratti più ripidi. Si tratta comunque di una cosa davvero poco percettibilie e che scompare del tutto se si usano forcelle ad escursione variabile, niente quindi che influisca più di tanto sulle prestazioni complessive. Una volta abituati al carattere della Covert ci si piega un po’ più sulle braccia e si sale comunque agilmente.

Per quanto riguarda la pedalata bisogna spendere due parole sul reggisella telescopico Blacx Jewel Am+Air, un componente ormai irrinunciabile sui percorsi con un continuo alternarsi di salite e discese e per l’ambito race. Il Jewel funziona grazie al sitema brevettato Magnetic Control Locking System (MCL), che permette di stabilire delle altezze predefinite e posizionare di conseguenza il reggisella all’altezza più adatta alle differenti situazioni di riding (traduciamo il tutto con semplicità di utilizzo e bassissimo sbattimento). Il modello Am+Air ha tre posizioni di corsa (0-40-125mm 400 mm) ed è lungo 400mm. Il comando al manubrio funziona grazie ad un cavo, quindi niente timore di rimanere in montagna con la sella abbassata a causa di una perdita d’olio dell’impianto. Il gioco laterale è praticamente inesistente grazie ad una tripla guida. Peso totale di 500g e prezzo al pubblico di 309 euro.

In discesa la Covert è quasi imbarazzante per le prestazioni. La bici non è mai nervosa, è goduria allo stato puro. La velocità aumenta ad ogni metro senza che ci venga mai trasmessa una sensazione di incertezza o instabilità. A questo punto ci si potrebbe aspettare una certa pigrizia nel guidato, in parte tipica dei mezzi molto stabili alle velocità elevate, ma non è il caso della Covert. Affrontare una sezione ritmica e guidata a velocità sostenute non rappresenterà alcun problema. La Covert non tradisce in nessuna situazione. Impressiona nel mantenere le traiettorie, la ruota anteriore si infila sempre dove punta lo sguardo del rider e quella posteriore asseconda senza problemi. La ruota è sempre incollata al terreno. Ottima e bilanciata anche nell’air time, alzare le ruote da terra vi verrà subito molto naturale. In frenata la bici rimane molto composta, senza che il posteriore scalci a destra e sinistra, cosa che qualcuno, a torto, potrebbe aspettarsi da un monocross. In curva poi la bici non accenna minimamente a sedersi distinguendosi invece per una spiccata capacità alla conservazione della velocità. Puntate la curva e affrontatela con sicurezza, a cavallo della Covert uscirete senza aver perso in dinamica.

Siamo convinti che un test rivela la sua obiettività nel momento in cui si sforza di sottolineare il più possibile tutti gli aspetti negativi riscontrati, ma con la Covert tutto si complica enormemente. Durante la fase di stesura del test abbiamo chiamato Andrea confidandogli il nostro imbarazzo per non essere stati capaci di trovare un evidente punto debole in questa bici. Con questo non vogliamo dire che la Transition Covert sia in assoluto la migliore bici da enduro che abbiamo testato fino adesso, sicuramente è però la più completa, la più polivalente. Nessuna bici più di questa ci ha trasmesso la sensazione di poter fare tutto in modo così soddisfacente. La polivalenza è certamente il cuore di questa mtb, ma non è forse anche il cuore dell’enduro? A voi l’ardua sentenza. Noi ci limitiamo a dirvi che se vi capiterà di possedere una Covert, senza volerlo, vi ci ritroverete a cavallo nelle situazioni più disparate. La sceglierete per fare un lungo giro con amici, magari in un gruppo con qualche xc-dotato, e ve la ritroverete sotto al sedere nelle giornate in cui, ammassati su un furgone, deciderete di buttarvi solo in discesa.

Complessivamente si tratta di una vera mtb a 360°. Non abbiamo riscontrato particolari problemi in nessun ambito di utilizzo a parte la leggerissima tendenza dell’avantreno ad allaeggeririsi sulle rampe più pronunciate. In conclusione, e in sei parole, “con la Covert ci fate tutto“:

 

Per maggiori informazioni sulla Transition Covert consultate il sito web transitionbikes.com. Transition è distribuita in Italia da Tribe Distribution. Per sapere dove trovare i prodotti Transition dalle vostre parti consultate la lista rivenditori Tribe Distribution.

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4 Responses to Andrea Bruno Transition Covert – Test

  1. alessandro scrive:

    ottimo report, ma nel mio caso sono cose che già sapevo avendone una……confermo l’assoluta polivalenza della covert.
    veramente una bici completa per qualsiasi utilizzo

  2. Salvatore Longo scrive:

    bella la covert … bravo il nostro rider camedda … e bravo Viktor !!!!! Sempre bei lavori ….. <3 

  3. Alessandrotedesco scrive:

    Great Done!!!

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