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Esclusivo – intervista a Patrick Morewood

Tri-Ride ha  avuto il piacere di intervistare Patrick Morewood, propietario ed ingegnere progettista della celebre factory sudafricana.

TR: Come e quando è cominciata la tua passione per la mtb?
PAT: Ho cominciato con la BMX quando avevo circa 6 anni. Al tempo si chiamava Ciclo Cross. Ricordo che si partiva dal piatto con l’ausilio di una banda elastica per prendere velocità. Dopo le scuole superiori ho studiato per diventare disegnatore di gioielli, in quel periodo vidi alcune tra le prime mtb di sempre e ne rimasi completamente affascinato. Capii subito che quello sarebbe stato il mio sport.
TR: Com’è cominciata la tua passione per la costruzione di telai?
PAT: Sono sempre stato appassionato di questo tipo di lavori. Ho cominciato da piccolo ad avere dimestichezza con certe cose, mio padre mi ha insegnato ad usare tornio e fresa quando avevo otto anni.
TR: Cosa ti ha spinto alla realizzazione del tuo primo telaio? Sei stato guidato da qualche idea in particolare?
PAT: Sono stato spinto dall’esigenza di tradurre in realtà i miei “bisogni” di racer ed i miei desideri. Ricordo ancora che quando accennai al mio vecchio sponsor della mia intenzione di costruire mountain bike la sua risposta fu: “Non sarai mai in grado di costruire una buona bici in Sud Africa. Costerà troppo per poterti dare anche un profitto”
TR: Una volta ho sentito da qualche parte che le Morewood rientrano in quella che viene definita la “trinità del Monocross”, insieme ad Orange e Santa Cruz (io inserirei anche qualcosa di Cannondale forse). Un grande riconoscimento per il tuo lavoro. Oggi molti costruttori investono nella ricerca di nuovi sistemi quasi ogni anno, anche se il sospetto è che dietro ci stiano più esigenze di marketing che non altro. Cosa secondo te ha portato così tanti costruttori ad abbandonare il monocross nonostante questo sistema continui a dimostrare di essere ancora valido e competitivo?
PAT: Tenderei ad essere d’accordo con te per quanto riguarda il discorso sul marketing. Molte Factory credono che progettare continuamente nuovi sistemi multi link, a doppia catena, gearboxes etc… porti ad un diretto riscontro positivo sul mercato. Tuttavia ogni filosofia costruttiva ed ogni Factory merita grande rispetto. Alla fine siamo tutti sulla stessa barca, ognuno cerca di costruire qualcosa che poi abbia un buon riconoscimento a livello internazionale.

TR: La scorsa stagione Geritt Beytagh ha vinto lo US National Downhills su una Izimu. Nonostante questa bici abbia dimostrato di essere competitiva ai massimi livelli del dh racing hai comunque sentito l’esigenza di realizzare un altro telaio da downhill che la ha affinacata. Si tratta della Makulu, con la quale ha corso la scorsa stagione Fabien Pedemanaud.

PAT: Per noi è stata una decisione difficile da prendere. Progettando la Makulu il mio obiettivo era quello di realizzare una bici con una cinematica studiata appositamente per la miglior resa sui tracciati di World Cup e con un baricentro più basso della Izimu. Per raggiungere questo risultato ho deciso di utilizzare un carro con infulcro basso. A questo punto è stato necessario inserire un link che assistesse l’ammortizzatore durante la sua corsa. Dopo molte prove ci siamo resi conto che i risultati migliori li avremmo avuti mantenendo un travel da 200mm alla ruota posteriore ma usando un ammortizzatore con 89mm di corsa (3,5”). In questo modo siamo stati capaci di migliorare la resa e la settabilità della sospensione posteriore. Questo per un motivo molto semplice: mantenendo lo stesso travel (200mm come nella Izimu) ma utilizzando un ammortizzatore più lungo e con un’escursione maggiore, avevamo a disposizione più idraulica ed un ammo che lavorava con una velocità di albero più elevata. La maggior parte dgli ingegneri che si occupano di sospensioni sono sicuro che sarebbe d’accordo con me col dire che più idraulica si ha a disposizione, meglio è. Per la Makulu abbiamo utilizzato un rapporto di leva di 2.3:1 che abbiamo voluto chiamare “the lowlev advantage”. Un altro obiettivo era quello di posizionare l’ammortizzatore il più in basso possibile e di distribuire il carico di lavoro in modo omogeneo su tutti gli snodi. All’inizio avevamo pensato ad un sistema push, ma l’igegnere
rancese che ha lavorato con me al progetto, Fabien Lemason, ci ha guidato verso un’altra soluzione, quella di un sistema pull che attivasse il leveraggio. Questa soluzione ci ha dato il doppio vantaggio di realizzare un
disegno ancora più compatto e di accrescere la stabilitàdel carro, un sistema push tende infatti a svirgolare,
un sistema pull invece tende ad autocentrarsi. La Izimu rimane comunque una dh racing al top.

TR: Quest’anno il team Morewood/Kenda avrà in squadra due top riders come Nathan Rennie e Mitch Delfs. Vi aspetta una stagione molto intensa.
PAT: Assolutamente sì. Questo è un passo enorme per una piccola casa come noi. Ci sentiamo privilegiati a poter intraprendere la stagione con due riders del calibro di Nathan e Mitch e con un team manager del livello di Peter Siulczynski. Possiamo solo fare il nostro meglio!
TR: La prima tappa di coppa del mondo del prossimo anno sarà proprio in “casa” Morwood a Pietermaritzburg (Sud Africa). Questo ha un significato particolare per te?
PAT: Assolutamente si. Siamo orgogliosi di poter ospitare la coppa del mondo in Sud Africa a Pietermaritzburg, o, come diciamo noi, PMB. Ha un significato molto importante per noi.

TR: Nella gamma Morewood c’è un gap nel settore xc, stai pensando di riempire questo vuoto o non ancora?
PAT: Stiamo attualmente lavorando al prototipo di una front da xc e di una full marathon con 100mm di travel e speriamo di presentarla verso la fine del 2009.
TR: Ci puoi brevemente spiegare il processo di realizzazione di un telaio Morewood? Quanto viene fatto a Pietermaritzburg e quanto all’estero?
PAT: I telai Morewood sono interamente realizzati ed assemblati in Sud Africa. Le uniche parti fatte nell’est sono alcuni top tubes, i coperchi dei cuscinetti e le guide dei cavi. Le tubazioni sono prodotte dalla Huletts Aluminium di Pietermaritzburg. Il tubo sterzo, la scatola del movimento centrale ed il tubo piantone sono fatti ad East London (Sud Afirca). Le parti al cnc, la saldatura e la verniciatura a polvere vengono fatte direttamente nella nostra factory.
TR: Qual è il tuo punto di vista sullo stato attuale dell’industria della mtb?
PAT: E’ una domanda difficile nella situazione attuale. Nonostante i riders e gli atleti facciano tutto il possible per correre, spesso non possono cambiare il telaio così frequentemente quanto vorrebbero.
TR: Ultima domanda: dal punto di vista di Pat Morewood cosa una mtb deve assolutamente avre e cosa no.
PAT: Mettiamola così, c’è un vecchio detto africano che dice grossomodo così: ”Cosa stai facendo?”, chiede il padre al figlio. “Sto scolpendo un elefante”, risponde il figlio. “Ma tu sai come si scolpisce un elefante?”, replica il padre. “Certo”, risponde il figlio. “Tutto quello che devo fare è tirare via dalla pietra tutto ciò che non assomiglia ad un elefante”.
TR: Grazie mille Pat per la tua disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi progetti.
PAT: Thanks and cheers.

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