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Fort William – analisi tempi

Aaron Gwin domenica scorsa ha trionfato ancora una volta. L’asso americano è riuscito a vincere anche a Fort William (Scozia). Quello scozzese è un percorso che a prima vista potrebbe sembrare più semplice di quello italiano o di altri tracciati di coppa dove il tecnico regna padrone. La mancanza di sezioni che realmente riescano a fare selezione posiziona Fort William tra quei tracciati dove chi pedala di più ha buone possibilità di salire sul gradino più alto del podio. Ma non è così semplice trarre conclusioni su una traccia così lunga e complessa; la gara di domenica è stata la prova lampante che quella scozzese è una pista difficile da interpretare.

Mark Shilton, un biker scozzese molto appassionato di statistiche, ha realizzato dei grafici che aiutano meglio a comprendere la gara della scorsa settimana. Forse avrete già visto per il web i suoi lavori, attraverso questi escono fuori tante considerazioni che vale la pena analizzare una per una.

Mark ha diviso il tracciato in tre diversi settori per meglio comprendere le prestazioni dei rider. Il primo settore coincide esattamente con il primo split rilevato dai cronometristi. Di lunghezza ridotta questa porzione di percorso ha visto in testa Danny Hart con il tempo 1:01.959. Analizzando il grafico di Mark possiamo notare che il gap complessivo tra Hart e Julien Cammellini (il più lento dei top venti) è solo di 1,8 secondi. Questo settore, caratterizzato da tratti pedalati e poco tecnici, ha visto Gwin in quarta posizione preceduto da Cunningham (l’inglese ha poi bucato una gomma poco dopo vanificando le sue possibilità) e da Gee Atherton.

Il secondo settore ricavato dall’intertempo tra il primo ed il secondo split è quello dove effettivamente Gwin ha fatto la differenza. Per intenderci è il tratto più tecnico ed il più lungo fra i tre settori (praticamente il settore due sono 3/4 di pista da metà dell’aperto sulle rocce fino all’inizio della nuova zona dei salti poco prima dell’arrivo). Qui Gwin è stato il più veloce, con un gap superiore a 1,7 secondi dal secondo tempo fatto registrare da Sam Hill. Ancora una volta Hill riesce a dare il meglio di se sul guidato. Il distacco cresce invece nei confronti di Danny Hart e Gee Atherton, Gwin è stato più veloce sui due rispettivamente di 2,3 e 4,6 secondi. Anche Josh Bryceland, tra le rocce, il road gap e le radici rese scivolose dalla piogga, ha recuperato il tempo perso nel primo settore. Il rider britannico infatti si posiziona in quarta posizione a poco più di tre secondi da Gwin. Minnar invece a causa di un inconveniente tecnico a cambio e catena non riesce a recuperare sull’americano, ma riesce comunque ad essere più veloce di Atherton. Mick Hannah, per antonomasia uno dei rider più “pedalatori”, è stato il più lento fra i top venti con circa dieci secondi di distacco dal primo.

Il terzo ed ultimo settore, invece, che corrisponde ai pochi secondi prima del traguardo (35 per la precisione) non è stato decisivo ma fa ben capire quanto questo tracciato può punire il rider che lo affronta in modo sbagliato. Pur essendo infatti due volte più corto della prima parte, il distacco tra il primo ed il ventesimo classificato cresce. Se nel primo settore era di soli 1,7 secondi qui siamo sulla soglia dei 2,3 secondi. Questo dimostra come la preparazione atletica giochi un ruolo determinante nel downhill racing. Dopo aver percorso tutta la pista ci si trova nuovamente a dover pedalare e ad affrontare gli ultimi metri della “freeway”. Qui Gwin è stato “fortunato”, il vantaggio che era riuscito a guadagnare sul secondo settore è stato abbastanza per tenere dietro Danny Hart e Atherton nonostante l’americano sia stato in questa parte di percorso l’ottavo più veloce. Guardate poi le posizioni di Jared Graves e di Mick Hannah che nell’ultimo tratto sono riusciti a classificarsi rispettivamente in sesta e seconda posizione, a dimostrazione del fatto che rimangono fra i rider più forti sul pedalato, anche quando quest’ultimo arriva dopo chilometri di pista.

L’ultimo grafico di Mark “heatmap” mostra come Gwin non abbia dominato la gara come due settimane fa in Val di Sole (Italia). Dalla quarta, alla prima e poi all’ottava posizione nei tre settori del tracciato scozzese, ma nettamente più veloce nel secondo settore. Veloce abbastanza da vincere la gara con quasi un secondo di distacco da Hart. Il grafico mostra ancora quanto Hill e Bryceland abbiano un consistente gap, all’interno della loro stessa prestazione, fra le parti in cui si guida e quelle in cui si pedala. I due rider sono infatti addirittura fuori dalla top 20 nel primo tratto pedalato della pista anche se poi finiscono la gara sul podio. Solo Gwin, Hart e Atherton sono riusciti a classificarsi tra i top ten in tutti e tre i settori e questo prova ancora una volta che la pista di Fort William è implacabile con rider e bici.

Se volete saperne di più sull’analisi dei tempi delle ultime gare della World Cup 2012 date un’occhiata al blog di Mark Shilton alla pagina web lookatthestats.blogspot.co.uk

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2 Responses to Fort William – analisi tempi

  1. Roberto scrive:

    molto interessante 
    non concordo molto sulla valutazione del terzo settore, è vero che era molto da pedalare ma i grandi salti sono un aspetto molto tecnico e sicuramente più tecnici del primo tratto, solo chi li affrontava e li chiudeva correttamente poteva mantenere alte velocità 
    da valutare poi con attenzione che Hill e Bryceland sono tra i pochi rimasti dei top 10 che usano pedali piatti ????? e  quindi nel pedalato sono più in difficoltà,a Josh tra l’altro questa scelta ha condizionato anche la gara di Val di Sole
    sicuramente viene fuori da queste analisi che ormai non si improvvisa più niente e bisogna valutare bene tutto quanto

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    • Vittorio Platania scrive:

      Assolutamente vero. Non si improvvisa più nulla, soprattutto su un tracciato come quello di Fort William. Gwin ha fatto ad esempio una gara davvero ben misurata. Voleva arrivare sul gradino più alto del podio ma sapeva di non poter affrontare la gara “a tutta” come lo scorso anno o come in qualifica, la cosa era troppo rischiosa. Sul terzo settore sono in parte d’accordo con te. Certo c’erano i salti che non sono solo roba da “pedalare” però in gara tutti si tenevono bassi e comunque mulinavano tanto. Complessivamente direi che si trattava di un settore di “potenza” e ad avere conservato forza sufficiente lì in fondo sono i soliti nomi. Hill e Bryceland sono certo penalizzati dal fatto di avere i flat però se rivedi la gara sui ponticelli in alto RatBoy si è addirittura seduto, secondo me hanno tirato un po’ i remi in bartca all’inizio perchè non erano certi di arrivare in fondo con il fiato necessario. Ma questa è solo una mia opinione.

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