Il giro del Bandito

Cosa dire del giro del Bandito, semplicemente che è un sogno che alcuni biker siciliani inseguono già da diversi anni. Il primo tentativo fu fatto a piedi in exploring circa 5 anni fa. Ad un primo approccio il giro sembrava alla portata di qualsiasi biker, c’era solo bisogno di esplorare alcune congiunzioni fra sentieri e provarlo in bici. La rpima prova fu un totale disastro: Bandito 1 – biker 0. Partenza dal memoriale della strage di Portella della Ginestra, salita fino al Piano delle Neviere e poi giù in singletrack fino alla Portella del Garrone. Toponimi che per i più no significheranno niente ma che per un ristretto gruppo di biker siculi rimandano ad ore ed ore trascorse sulle carte.

In quella prima occasione il grosso problema fu una parete rocciosa di circa 30mt di dislivello che interrompeva il primo sentiero di discesa dal Piano delle Neviere fino alla Portella del Garrone. Portare giù le bici per roccette in punti che richiedevano quasi l’utilizzo della corda con 40° all’ombra non è stata certo un’esperienza facile. Stremati dalla fatica i biker concludevano il giro pochi km dopo questo passaggio. Il Grillo arrivò addirittura ad addormentarsi su un tavolo di legno dopo essersi per altro lesionato la cornea nell’impatto con un ramo sporgente (mai andare senza occhiali). Distrutti dalla prima esperienza i biker decisero che per lungo tempo non avrebbero più neanche nominato il “Bandito“. Qualcuno ogni tanto ci provava ma la risposta era un sonoro “vaff…..”. A quel punto Davide decise di armarsi di buona volontà e tentare un altro exploring per trovare un’alternativa alla discesa interrotta dalla parete rocciosa. Il risultato fu una proposta allo stesso tempo allettante e stravagante. Secondo Davide era infatti possibile effettuare la prima discesa senza sentiero, venendo giù su traccia libera sull’immenso pratone del Piano delle Neviere. Così i biker ripartirono per l’avventura. Purtroppo le ricche piogge di quest’anno avevano reso il prato delle neviere abbastanza fangoso. Comunque Davide aveva ragione, la discesa è fattibile, ha qualche tratto di singletrack ed è davvero molto particolare.

Deve però essere ottimizzata nelle traiettorie in modo da non dover mai mettere il piede a terra. Fatto questo i biker pensavano che il giro fosse già chiuso…erano molto lontani dalla verità. Un primo errore li portò a fare circa 1 ora di salita a spinta su singletrack, strada che poi si rivelò completamente sbagliata. Una volta presa la giusta strada per arrivare in località Pozzo San Giorgio il singletrack in discesa era talmente tecnico e viscido ed i biker talmente stanchi che finirono per spingere lungo un tratto di discesa. Poi arrivarono al punto panoramico sulla Costa del Carpineto con un altro po’ di spinta in salita. Da lì cominciarono una discesa in singletrack spettacolare fino alla località Portella Pozzillo.

A quel punto mancava “solo” l’ultima salita a spinta di circa 40 min. per raggiungere la mitica discesa della Moarda, un singletrack di circa 5 km che corre in mezzo ad un bosco incontaminato e che porta fino al centro del paese di Altofonte, con una sezione finale in townhill per i vicoli del piccolo borgo. Gli errori fatti e la stanchezza incombente, nonchè la misera ora di luce rimasta convinsero i biker a rientrare: Bandito 2 – biker 0. Il problema del giro è che attualmente è ancora “estremo”. A parte la prima salita pedalata il giro prevede un totale di almeno 2 ore di bici a spinta in salita, se non si fanno errori. In più i singletrack sono a tratti davvero tecnici anche in discesa, occorre molta preparazione atletica ed una buona tecnica di guida. Tuttavia a mente rilassata i biker coinvolti nell’avventura realizzarono che con qualche variante nuova da provare e con la totale assenza di errori, visto che ormai la strada si conosceva bene, il giro sarebbe risultato complessivamente meno faticoso. Passerà ancora un po’ di tempo prima di riprovarlo, magari anche il prossimo exploring decreterà il 3 a 0 per il Bandito, ma qualcuno in cuor suo è certo che ben presto si segnerà ilgoal della bandiera portando il risultato a: Bandito 3 – biker 1. Certo il giro rimarrà comunque duro, ma certamente alla portata di molti e sicuramente INDIMENTICABILE. Perchè insistere così tanto con questo tour? Perchè le montagne che tocca sono quelle dove si nascondeva la banda del Bandito Salvatore Giuliano (vedi qui). Perchè la partenza del giro è prorpio al memoriale della strage di Portella della Ginestra (vedi qui), il luogo dove la storia di Salvatore Giuliano e quella dell’indipendentismo siciliano si mischiarono definitivamente con la nascita della “strategia della tensione” nella giovanissima Repubblica Italiana. Un luogo carico quindi di emozioni fortissime non solo per un siciliano. In più il giro parte da Piana degli Albanesi (vedi qui), un paese dove vive una comunità che parla una lingua tutta sua, un misto fra albanese e dialetto siciliano. Un idioma incomprensibile sia per un sicliano che per un albanese. Una comunità chiusa ed affascinante che vive da tempo immemore nella valle sotto la cima delle Serre della Pizzuta.

Il giro ha panorami mozzafiato sulla vallata di Piana degli Albanesi, con vista sul paese e sul lago. In più Piana è il posto dove si trovano i milgiori cannoli della Siclia, quindi del mondo, e scusate se è poco. Tutto questo rende assolutamente irrinunciabile il tentativo di chiudere un giro fra quelle montagne così ricche di storia e cultura. Se le pietre potessero parlare racconterebbero “Segreti di Stato” (un film del 2003 di Paolo Benvenuti che vi consigliamo di vedere.

insieme al celebre “Salvatore Giuliano” del 1962 di Francesco Rosi. Entrambi i film sono ambientati nei luoghi del giro del Bandito). Insomma, sulla carta il giro del Bandito promette di essere indimenticabile. Quando sarà pronto e ben tracciato ed un giorno anche voi vorrete provarlo, non sottovalutatelo in alcun modo perchè se arriverete fino in fondo non sarete stati voi a chiudere il giro ma sarà stato Giuliano a permettervi di passare.