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GT Sensor Pro 2014 – Test

Rapporto Qualità/Prezzo: 60%

Guidabilità: 70%

Estetica: 70%

Discesa: 60%

Salita: 75%

Peso: 65%

La Sensor da noi provata si è rivelata essere un'ottima mountain bike per il trail riding o l'allmountain tradizionale. Al contrario dicasi per l'enduro, soprattutto quello racing, dove la bici si è rivelata essere un po' limitata in termini di prestazioni. La Sensor è una bici, come dice GT, nata è pensata per il trail riding e noi siamo perfettamente d'accordo. Nonostante abbiamo sostituito piega e pipa per avere un setup più improntato alla discesa, i 130 millimetri si fanno sentire nelle situazioni più al limite. Peso: 14,5 Kg (pedali esclusi). Prezzo: 3.499,00 €

Total Score 67%

Li vedete questi due ragazzi? Quello con la barba è Gary Turner mentre, alla sua destra, l’uomo con gli occhiali è Richard Long. A vederli così sembrerebbero due buoni amici, di quelli che passano quasi tutte le serate insieme. Ma se prestate attenzione ai cappellini che hanno in testa vi renderete conto (anche se la qualità della foto non è delle migliori, dato che risale agli anni settanta) che il logo cucito sul cappello vi è forse familiare.

A quei tempi, siamo nel 1973, Gary e Richard avevano da poco intrapreso una nuova strada. Il primo, abbandonato il suo vecchio posto di lavoro, aveva deciso di iniziare a produrre un nuovo telaio per bmx interamente artigianale. Sei anni più tardi sarebbe nata quella che oggi è conosciuta in tutto il mondo con il nome di GT Bicycles.

 

Dagli stabilimenti di Santa Ana, tra gli agrumeti della California meridionale, vennero prodotte un numero grandissimo di bmx, che per molto tempo vinsero di tutto nei più importanti circuiti del settore. Dalla stessa passione, questi due amici, iniziarono a produrre nuovi modelli di biciclette interamente dedicate all’offroad.

Se ancora adesso vi state chiedendo come mai vi raccontiamo questa storia, piuttosto che iniziare a scrivere della bici oggetto di questo test, vogliamo semplicemente ricordarvi che le più grandi aziende del settore ciclistico, compresa GT Bicycles, hanno speso alle spalle una tradizione, una storia, indispensabile per leggere nella giusta chiave anche i prodotti di oggi. Grazie a persone come Gary e Richard  il nostro sport si è potuto evolvere fino ai nostri giorni in modo esponenziale.

Dopo questa piccola intro passiamo al nostro test. La bici che abbiamo avuto modo di testare in questi giorni, la nuovissima GT Sensor Pro 2014, è il risultato più recente dell’innovazione tecnica, meccanica e del design che ha da sempre rappresentato questo brand.

La Filosofia COR – il rider al centro di tutto

GT ha deciso di rompere con il passato. Possiamo dire archiviata l’era dell’I-Drive. L’Indipendent Drivetrain, se preferite il nome per esteso, ha rappresentato il marchio americano per tantissimo tempo. Un sistema ammortizzante che nel corso degli ultimi anni è stato sempre più affinato dai migliori atleti dei massimi circuiti della mtb.

Niente dura per sempre…“, dice una delle più celebri ballate dei Guns N’ Roses, ed anche per GT il 2014 segna un anno di importanti cambiamenti. L’I-Drive viene messo da parte per fare spazio ad una nuova “architettura” che caratterizzerà i nuovi telai del brand americano.

Ma perchè cambiare del tutto uno schema ammortizzante validio come l’I-Drive? Marketing, vendite, un design più accattivante. Se questa potrebbe essere in parte la risposta alla precedente domanda, dobbiamo precisare che il lavoro fatto dagli ingegneri GT non è solo votato a fare in modo che vengano vendute più bici per il mondo. Dietro il nuovo sistema, che prende il nome di Angle Optimized Suspension (che altro non è che la naturale evoluzione dell’I-Drive) c’è una vera e propria filosofia costruttiva.

Quest’anno abbiamo adottato un punto di vista totalmente nuovo in fatto di sospensioni…“ dichiara GT Bicycles, “…quando ci siamo dedicati alla progettazione della Angle Optimized Suspension, abbiamo voluto prendere in considerazione il modo in cui tu, le tue ruote e la tua bicicletta affrontate gli ostacoli sia durante le dure scalate sia nelle discese più impegnative“.

Queste frasi vi fanno capire quanto sia stata importante la ricerca per lo sviluppo di una nuova gamma di mtb. Cinque i passaggi chiave che hanno portato alla nuova sospensione AOS: Fit, Function, Tune, Specs e Geometry. Tutto è poi partito concentrando le forze esclusivamente sul rider, ovvero cercando di sviluppare un nuovo sistema ammortizzante che sia realmente “disegnato intorno al rider”, per l’appunto: Centered On Rider (COR). Questa filosofia fa in modo tale che ogni bici sia ottimizzata alla sua destinazione d’uso. Una bici deve innanzitutto adattarsi al meglio al biker che la guiderà, dopo di che tutto deve essere concatenato: dal settaggio delle sospensioni fino alle geometrie.

Il Telaio della Sensor 2014

La nuova GT Sensor è progettata per il trail riding. Con 130mm di escursione alla ruota posteriore questa bici è dedicata a tutti quei rider che amano l’allmountain più tradizionale. Cambia lo schema ammortizzante e, logicamente, anche il design. Il design è molto sinuoso e le differenti tubazioni che compongono il telaio sono ben armonizzate tra di loro nelle forme e nel diametro. Se siete dei fan di questo brand, probabilmente, questo design vi ricorderà la gloriosa GT RTS degli anni novanta, ma attenzione: le feature, così come i materiali utilizzati, guardano a soluzioni moderne.

La Sensor da noi provata, il modello Pro, ha un telaio in alluminio 6069 idroformato (ben tre invece i modelli in carbonio FOC). Come potete ben vedere dalle foto non sono presenti gusset o fazzoletti di rinforzo. Questo conferisce alla bici un design estremamente elegante e pulito. I cuscinetti della sospensione sono oversize e, sul carro posteriore, gli snodi ruotano su coppie di cuscinetti sigillati per distribuire il carico e massimizzare la rigidità del retrotreno.

Il telaio è stato sviluppato per ospitare le moderne ruote da 650B. Tutto è molto curato, il passaggio di cavi e guaine ad esempio, nonostante non sia interno al telaio (ad eccezione del cavo per il deragliatore posteriore che passa all’interno del fodero alto di destra) è ben fatto. La maggior parte delle guaine si trovano saldamente ancorate al tubo obliquo e il look complessivo ne guadagna tantissimo. L’unica nota stonata forse è che le guaine, in questa posizione, si trovano esposte a possibili urti. Durante il nostro test non abbiamo avuto alcun problema, ma per essere più sicuri bisognerebbe fare un test a lungo termine.

Il tubo sterzo è conificato mentre la battuta posteriore è di 12x142mm con perno passante Maxle. Il cuore della bici e del telaio, nello specifico, è senza ombra di dubbio il link in alluminio forgiato che ospita la scatola del movimento centrale. Questo è realizzato da due semigusci saldati tra di loro dove va a inserirsi il bottom bracket, questo è ul cuore dell’intera architettura della sospensione. Niente da eccepire su grafiche e colorazioni: la vernice è di alta qualità così come gli adesivi che sembrano essere quasi disegnati sull’alluminio.

La Sospensione

Dietro la a Angle Optimized Suspension c’è tanta ricerca. Ricerca che nasce direttamente dall’I-Drive, rispetto al quale l’AOS rappresenta una naturale evoluzione. Evoluzione che è stata studiata per offrire un incremento delle prestazioni nel seno di quello che, così come era per l’I-Drive, rimane la “mission” di GT, ovvero l’Indipendent Drivetrain (trasmissione indipendente).

La particolare costruzione della sospensione permette di isolare tutte le forze che scaturiscono dalla pedalata. Un sistema che fa in modo che tutta la forza impressa dalle gambe sui pedali venga direttamente trasmessa alla ruota posteriore senza che venga dissipata sulla sospensione. Allo stesso modo, quest’ultima, reagisce solo quando è necessario. GT ha sviluppato un’architettura che vede al suo interno il Pathlink, il vero cuore pulsante di questa sospensione. Movimento centrale e punti di infulcro di triangolo anteriore e carro, si trovano tutti ben posizionati su questo link che permette di mantenere costante la lunghezza della catena.

Il posizionamento del main pivot è alto e ciò suggerisce subito un comportamento della sospensione abbastanza lineare. Sul Pathlink è poi presente un sag indicator che fa in modo di semplificare le regolazioni della quota di abbassamento della sospensione.

Tutti i componenti della sospensione (link, cuscinetti e ammortizzatore) sono posizionati molto in basso nel telaio. Questo fa in modo di abbassare il baricentro rendendo la bici più stabile e maneggevole. Se poi aggiungete il fatto che questo particolare desing è abbinato alle ruote da 27.5″ (in passato la Sensor montava ruote e pneumatici da 29″) la maneggevolezza su ogni tipologia di sentiero è stata una, se non la principale, prerogativa dei tecnici GT.

L’ammortizzatore è ben protetto e trova spazio all’interno del seat tube. La particolare posizione, molto bassa, di questo componente, fa però in modo che non sia sempre facile azionare le regolazioni del CTD di Fox. Sarebbe meglio prevedere un comando al manubrio.

Per meglio capire il funzionamento di questa sospensione vi consigliamo di guardare questo video nel quale Peter Denk, guru del design di GT, entra nel dettaglio di questo sistema.

Geometrie e taglie

Anche a livello geometrico le ruote da 27.5″ hanno dettato le regole sulle quali i tecnici e gli ingegneri del brand statunitense si sono orientati. L’angolo sterzo misura 68,5° mentre quello sella 73,5°. Il movimento centrale si trova a 335mm dal suolo, il carro è lungo 440mm e il passo totale per la taglia media è di 1135mm. Il peso del modello da noi testato, la Pro, è di 14.5 kg pedali esclusi.

Cinque le taglie a disposizione: XS, S, M, L e XL. Sotto la tabella con i dati geometrici completi.

Componentistica

La Sensor che abbiamo provato in questi giorni monta sospensioni Fox. All’anteriore abbiamo trovato montata la forcella Fox 32 Float 27.5 CTD FIT da 130mm mentre al posteriore l’ammortizzatore Fox Racing Shox Float CTD con Boost Valve. Per quanto riguarda l’ammortizzatore niente da eccepire. Quest’anno abbiamo avuto modo di provarlo diverse volte e non possiamo che ritenerci soddisfatti dal comportamento generale. Certo con un remote control al manubrio per la regolazione dell’idraulica Climb Trail Descend tutto sarebbe stato diverso. Obiettivamente l’ammortizzatore si trova molto in basso e non sempre è facile switchare le tre regolazioni di frenatura.

La forcella invece si è rivelata molto prestazionale in termini di scorrevolezza ma gli steli da 32, una volta abituati alla guida con forcelle dal diametro più generoso, possono essere un po’ una limitazione in termini di precisione. Ciò non vuol dire che la Fox 32 Float sia una forcella da scartare per l’allmountain, anzi proprio per questa tipologia di riding rappresenta una buona scelta se si desidera avere un ottimo compromesso tra prestazioni e peso. Noi abbiamo anche corso una gara locale “light enduro” con la Sensor Pro 2014 e, se spinta oltre un certo limite, questa forcella non riesce ad offrire le stesse prestazioni di resistenza torsionale di una con steli più generosi. Ma la destinazione d’uso di questa bici, in ultima analisi, non è certo l’enduro. Il fatto poi che la forcella non sia a travel variabile non si è rivelato affatto un problema. La Sensor, grazie all’architettura della sospensione ed anche grazie alle ruote maggiorate, sale in scioltezza ed agilità in ogni situazione.

Continuiamo parlando della trasmissione. La cambiata è affidata ad un mix di componentistica Shimano. Al posteriore lo Shimano Deore XT Shadow Plus si è rivelato un buon compromesso tra prestazioni e affidabilità. A gestire le tre corone (42/32/22) della pedivelle Race Face Evolve invece il deragliatore Shimano SLX. Anche i comandi cambio, anch’essi Shimano SLX, si sono rivelati affidabili. La cambiata è immediata ed avviene con la semplice pressione del dito sul comando. Sarebbe stato bello testare più a lungo questa trasmissione che, seppur non rappresenta il top di gamma del brand asiatico, è certamente una delle più vendute.

Per quanto riguarda invece la pedivelle ci è capitato un paio di volte, data la reale altezza della bici da terra in zona sag, di colpire rocce sporgenti. Ma questo dobbiamo dire capita ormai con qualsiasi bici, visto che ormai le quote di altezza movimento centrale si sono abbassate notevolmente per tutti i costruttori. La Sensor che abbiamo provato non è la top di gamma, ma dato il peso, non contenutissimo, e l’altezza del movimento centrale, noi ci vedremmo comunque bene una soluzione 1×11.

La frenata è invece affidata all’impianto Formula T1 con rotori da 180mm su entrambe le ruote. Ottima potenza e giusta modulabilità. Anche quest’impianto è stato oggetto di diversi test e non possiamo che confermare i giudizi precedenti. Ergonomicamente parlando la comodità è assicurata e le vostre mani, ma soprattutto gli avambracci, ne risentiranno positivamente.

Da precisare che abbiamo sostituito la componentistica di guida. Il montaggio della Sensor Pro prevede infatti un manubrio Kore Durox da 740mm e una pipa Kore Cubix da 80mm. A noi piace però un setup più votato alla discesa, anche sulle bici più da allmountain, per questo la decisione di montare una piega più larga (Sixpack Millennium da 785mm) e una pipa più corta (Sixpack Sam Sl da 50mm) è stata necessaria, in particolare perchè abbiamo voluto approfondire il comportamento della bici in una gara “easy” di enduro, per certi versi assimilabile ad un uso allmountain più spinto. Per noi le prestazioni in discesa sono un termine decisivo per giudicare una bici, fosse anche una bici da xc, perchè la parte “gravity” di questo sport è quella che mediamente dà soddisfazione ai rider, che li porta a pedalare fino alla veta della montagan. Insomma, anche nel cross country, l’aspetto ludico ricreativo della mtb rimane sempre la discesa.

Per quanto riguarda le ruote, WTB ST i23 TCS 650B, si tratta di un wheelset non troppo indicato per l’enduro o l’allmountain più spinto. Sono ruote robuste e che si sposano perfettamente per un utilizzo trail ma non oltre. Le gomme della Continental, le X-King da 27.5 pollici, hanno suscitato in noi la medesima sensazione. All’anteriore la misura scelta dalla casa americana è stata di 2.40 pollici, mentre al posteriore di soli 2.20 pollici.

Manopole ottime come sempre quelle GT e niente da dire, se non che funziona sempre alla perfezione, sul reggisella telescopico Rock Shox Reverb Stealth.

Test Sul Campo

La Sensor da noi provata è una taglia M e le dimensioni di top tube e di seat tube, così come l’intera geometria della bici, sono state progettate per il comfort. Noi ci siamo trovati da subito bene in sella alla Sensor Pro. La lunghezza del triangolo anteriore è molto generosa e ciò si fa ben apprezzare in pedalata. La regolazione del sag avviene in maniera facile e veloce, grazie anche all’indicatore che permette di eseguire il setup della sospensione posteriore in maniera molto accurata.

La posizione in sella è molto sollevata, nonostante abbiamo deciso di cambiare la piega e l’attacco manubrio preferendo un’impostazione più votata al gravity. Si gode comunque di una sensazione di notevole comodità.

Sin dalle prime pedalate il sistema ammortizzante fa il suo lavoro. Abbiamo potuto notare il funzionamento del sistema AOS soprattutto sulle salite più dissestate. In questo caso si percepisce a tratti un leggero spostamento del movimento centrale in avanti, dato dal fatto che quest’ultimo è ancorato al main pivot della sospensione. Non si tratta di un movimento fastidioso (avvertibile in particolar modo mentre ci si trova seduti in sella) ma è necessario abituarcisi.

In Salita

L’ammortizzatore posteriore Fox con idraulica Climb Trail Descend si è rivelato ottimo, soprattutto nelle salite più lunghe. Se infatti in modalità Descend non si dispone di nessuna frenatura sull’ammo, al contrario in modalità Climb e in modalità Trail il comportamento della bici cambia radicalmente. La Sensor, insieme a questo ammortizzatore (e logicamente grazie allo schema AOS), riesce a salire in maniera sorprendente anche sui fondi più tecnici e rocciosi. Questo rendimento così elevato della sospensione permette alla Sensor di nascondere anche gran parte del peso. Si ha infatti la sensazione di guidare una bici più leggera di quanto effettivamente non sia. Non indifferente in questo contesto l’apporto dato dalla rigidezza del telaio e dalla misura maggiorata di ruote e pneumatici. Gli ondeggiamenti del carro rimangono minimali in qualsiasi condizione e la ruota posteriore rimane costantemente incollata al terreno.

La collocazione dei pesi e il baricentro molto basso della bici aiutano anche in salita. Probabilmente disporre di una trasmissione 1X decisamente, più leggera di quella che abbiamo trovato montata sulla Sensor, sarebbe stato un aiuto in più per le salite più lunghe.

La mescola delle coperture Continental X-King è abbastanza dura e sulle salite scorrevoli e poco tecniche si fa apprezzare. Al contrario, in discesa, queste gomme sono state il limite più grande della bici. Non adatte ad aggredire in pieno i sentieri un pelo più tecnici, soprattutto per la dimensione 2.2″ della gomma posteriore.

Il bilanciamento dei pesi della Sensor è risultato quindi decisamente buono per le salite. Anche nei tratti più pendenti, dove con altre bici siamo stati costretti a spingere, con la Sensor si riesce a salire bene, davvero notevole d questo punto di vista. Non ci è mai capitato che la ruota anteriore si alleggerisse troppo. La posizione in sella rimane molto distesa e ciò fa sì che la distribuzione dei pesi del biker sia ottimale.

Insomma, con la Sensor anche le salite più lunghe e difficili sembrano più divertenti. Una bici con geometrie molto bilanciate che aiutano il biker da questo punto di vista.

In Discesa

La scelta di GT per la Sensor 2014 è stata quella orientata all’allmountain/trail riding. Precisazione importante prima di passare alla descrizione del comportamento di questa bici in discesa. Per quanto riguarda la destinazione d’uso noi non possiamo che trovarci d’accordo con il costruttore americano. La sospensione lavora a dovere ed ha un comportamento per lo più lineare. Solo gli ultimi millimetri di corsa offrono una risposta più progressiva.

130mm di escursione alla ruota posteriore potrebbero essere un po’ pochi se siete dei rider che amano in particolar modo la discesa. Noi abbiamo percepito la mancanza di qualche millimetro in più di escursione sui tratti realmente tecnici e rocciosi. Le ruote da 650B aiutano notevolmente in discesa, soprattutto quando gli ostacoli si susseguono in stretta sequenza. Non possiamo però dire che sia una mtb nata per l’enduro. Diamone un momento una descrizione “race oriented”. Se le prove speciali, ad esempio, non prevedono troppi rock garden o tratti tecnici, allora la Sensor potrebbe essere la giusta scelta per portare a casa un’ottima prestazione. Al contrario su tracciati molto arrabbiati e rocciosi i 130mm d’escursione potrebbero rappresentare un limite quando si và col gas aperto. Ma ripetiamo, abbiamo voluta testarla anche su condizioni “light enduro” per spremerla per bene, ma la sua destinazione d’uso rimane l’allmountain.

Nonostante questo siamo rimasti molto soddisfatti dalla struttura e dalla costruzione di questo telaio in alluminio. La guida è risultata sempre precisa, anche con una forcella più esile sull’avantreno. Lo schema AOS riesce ad assorbire anche le piccole asperità. Al contrario, quando le asperità iniziano a diventare importanti, allora si nota una, seppur leggera, sofferenza nella guida.

La Sensor è una bici decisamente fluida in discesa se guidata a dovere. Il nuovo sistema ammortizzante, che ha in comunune con l’I-Drive lo stesso scopo (ovvero quello di rendere indipendente la trasmissione), si è rivelato essere più rigido del suo predecessore nel suo complesso (intendiamo la rigidità torsionale di tutto il sistema nel suo complesso). Solo nei casi più estremi, su rocce e radici affrontate a tutta velocità, abbiamo percepito delle leggere vibrazioni sui pedali. Piccola nota, forse sarebbe stato utile sviluppare una piccola protezione per la parte bassa del Pathlink. In più di un’occasione ci è capitato di urtare questa parte del telaio con rocce sporgenti ma, come in qualsiasi bici, questa zona del telaio è sempre la più esposta.

In Curva

La grande differenza in curva la fanno le ruote da 650B. La sensazione che abbiamo avuto è stata quella di guidare una bici decisamente più stabile del normale. Questa sensazione di stabilità cresce all’aumentare della velocità. Sulle curve più veloci, e dunque con un raggio molto aperto, la Sensor si comporta davvero bene. La bici segue perfettamente lo sguardo del biker che la guida e non si nota assolutamente nessuna perdita di aderenza. La bici è molto rigida e scorrevole, molto veloce anche nel rilancio in uscita di curva, tuttavia questa rigidità di fondo per qualcuno potrebbe trasmettere un senso di “nervosismo”. Ma questo è assolutamente normale, una bici veloce, scorrevole, che si rilancia bene e che tiene le curve con molta precisione è, ovviamente, anche un pelo più nervosa. Ma qui sconfiniamo veramente nel campo minato dei gusti personali. I fondo corsa, inevitabili ogni tanto se il sag è stato tarato bene e state usando tutto il travel a disposizione, non sono facilmente avvertibili dalle gambe del biker, questo grazie alla particolare architettura della sospensione AOS.

Se le curve veloci non sono un problema, le curve più lente e chiuse sono un pelo più ostiche al primo impatto. Questa sensazione iniziale è data ovviamente dal diametro ruote. Non ci stancheremo mai di dirlo però, non salite su una 650B o, ancora peggio, una 29″ pensando di poterla guidare esattamente come una 26″, facendo le stesse linee e le stesse traiettorie. Le ruote maggiorate impongono una variazione nello stile di guida. Nel caso delle 650B, molto vicine alla dimensione 26″, basta semplicemente prendere un po’ la mano, abituarsi ad essere più decisi nell’inserimento in curva, giocando un pelo in più di anticipo o aggredendo il tornante nel caso di noose press, e la bici, dopo un po’, si comporterà esattamente come una 26″. Con tutti i vantaggi della scorrevolezza e della stabilità del diametro maggiorato. Se la maneggevolezza può essere ancora oggetto di discussione fra 26″ e 29″, nel caso delle 650B ci sentiamo di dire che, primo impatto escluso, i due diametri, da questo punto di vista, si somigliano davvero moltissimo.

Diciamo che l’approccio per le curve lente cambia un pelo in sella ad una 27.5″. Le tecniche come il noose press, l’anticipo della curva o il taglio del tornante, devono essere tutte un pelo ricalibrate e, in generale, gestite con più decisione.

Sui Salti

Si capisce subito che la Sensor non è nata per saltare, nessuna bici da allmountain lo è, tuttavia anche questo è un aspetto da tenere in considerazione se si vuole valutare il “fattore divertimento” di una bici. I pochi millimetri di escursione giocano a sfavore in questo campo. Tuttavia nell’allmountain più che di salti veri e propri si parla di piccoli gradini da droppare o di massi o radici dai quali prendere lo spunto per sollevare le ruote da terra, e da questo puto di vista la Sensor ha confermato la sua agilità. Nell’air time i pesi sono molto bilanciati. Se poi volete qualcosa in più da questo punto di vista, una bici che vi permetta di sollevare le ruote da terra con più frequenza e aggressività, allora GT mette a disposizione la sorella maggiore Force, che avremo occasione di provare nei prossimi giorni.

In Frenata

La particolare architettura della sospensione fa in modo che la frenata risulti completamente indipendente e svincolata dalla sospensione. Difficilmente ci è capitato di avere problemi in questa situazione. Anche quando il fondo è molto roccioso ed impervio la frenata è risultata ottimale. L’impianto Formula T1 è garanzia di potenza e prestazioni ed anche dopo lunghe discese non abbiamo avvertito fenomeni come fading o problemi all’impianto. Freni è sospensione lavorano in perfetta sintonia e la particolare collocazione dei fulcri della sospensione AOS fa in modo che la bici riesca a percepire anche la più piccola asperità del percorso. Promossa a pieni voti in questo campo. Non ci sono piaciute tanto le gomme della Continental, che si sono rivelate essere fin troppo dure e con un profilo dei tasselli troppo poco accentuato, soprattutto su sentieri bagnati.

Se fosse una canzone

Quale modo migliore di descrivere il carattere di una bici con la musica? Quali sono le sensazioni che ci ha dato questa bici? Proviamo a riassumerle con delle parole. Storia (una bici che rappresenta l’evoluzione di un marchio storico e di un sistema storico, l’I-Drive). Scorrevolezza (bici veloce, giocosa, che da il meglio di sè su sentieri con molto flow, veloci e non troppo tecnici). Affidabilità (qualità costruttiva, solidità generale e, nella sua destinazione d’uso, fedele compagno di uscite). Quindi abbiamo Storia, Scorrevolezza e Affidabilità. Quindi la Sensor, se vogliamo parlare di rock, e noi vogliamo parlare di rock, sarebbe un pezzo “tradizionale”, di una band storica, che suggerisce un ritmo costante, scorrevole, da flusso sonoro continuo e che non sia troppo aggressivo. E l’Affidabilità? Conoscete niente di più “fedele” di un cane? Bene, la Sensor per noi è I Wanna be your dog degli Stooges. Yeah!

Considerazioni conclusive

La Sensor da noi provata si è rivelata essere un’ottima mountain bike per il trail riding o l’allmountain tradizionale. Al contrario dicasi per l’enduro, soprattutto quello racing, dove la bici si è rivelata essere un po’ limitata in termini di prestazioni. La Sensor è una bici, come dice GT, nata è pensata per il trail riding e noi siamo perfettamente d’accordo. Nonostante abbiamo sostituito piega e pipa per avere un setup più improntato alla discesa, i 130 millimetri si fanno sentire nelle situazioni più al limite.

Sorprendente in salita e docile in discesa. La Sensor è la bici adatta a tutti quei biker che amano trascorrere intere giornate in montagna e percorrere lunghe distanze conservando il massimo del comfort. Si tratta comunque di una bici briosa e divertente da guidare. Noi non siamo rimasti soddisfatti solo dalla scelta delle coperture, magari con degli pneumatici più importanti in termini di dimensioni avremmo potuto osare qualcosina in più in sella alla Sensor. Pneumatici, che qualora questa bici sia tra i vostri progetti futuri, vi consigliamo di sostituire con qualcosa che possa avere un volume d’aria superiore e una mescola leggermente più morbida, soprattutto riguardo ai tasselli laterali. Certo la Sensor Pro è un modello in alluminio non leggerissimo nel montaggio, i suoi 14,5 kg, pedali esclusi, potrebbero spaventare i pedalatori più accaniti, ma onestamente ci sentiamo di dire che la bici, grazie al sistema della sospensione, è davvero molto pedalabile. Certo cambiando le coperture nel senso che vi abbbiamo detto aggiungereste qualcosa sulle masse rotanti, ma non crediamo sia un grosso problema. Tuttavia se il peso è un fattore determinante per voi, allora vi consigliamo di orientarvi su un modello in carbonio.

La collocazione dell’ammortizzatore è abbastanza bassa, non comodissima da raggiungere, potrebbe risultare utile un comando remoto per azionare il CTD di Fox, ma fra comando e batteria sarebbe una aggiunta di peso eccessiva a conti fatti.

Per la sua destinazione d’uso trail riding la Sensor si è comportata molto bene. Un telaio realmente studiato per il biker e per la disciplina cui è indirizzato.

La Sensor Pro ha un prezzo al pubblico 3.499,00 €. Per maggiori informazioni sulla gamma 2014 di GT Bicycles date un’occhiata alla pagina web gtbicycles.com.

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7 Responses to GT Sensor Pro 2014 – Test

  1. Giacomo scrive:

    Test davvero molto approfondito. Adesso so che sito consultare se voglio sapere “davvero” come và una bici. Grazie mille!

  2. ducam scrive:

    Ottimo test e foto stupende!

  3. biga scrive:

    Ordinata oggi. Fra un mese si cambia vita.

  4. Pino scrive:

    ordinata oggi, tra una settimana si cambia stile di guida. Cmq ottima recenzione

  5. Corrado scrive:

    Acuistata da Mazzanti Bike di St. Vincent (Valle d’Aosta).
    Una meraviglia di bici.

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