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Where the Trail Ends Premiere Locandina Ingresso

Where the Trail Ends – Review

Regia: 80%

Fotografia: 80%

Montaggio: 80%

Azione : 100%

Un movie assolutamente imperdibile che vi consigliamo vivamente di vedere.

Total Score 85%

Come anticipato nei giorni scorsi, Venerdì 12 Ottobre al Cinema Mexico di Milano è stato presentato in anteprima per l’Italia il video Freeride MTB più atteso del 2012: Where the Trail Ends.

La sala del cinema si è riempita di appassionati di MTB e di sport estremi in genere, anche se non abbiamo trovato la folla che ci saremmo aspettati per un evento di questo genere, considerando che non capita tutti i giorni di poter apprezzare un video di questo livello proiettato sul megaschermo di un cinema, con la musica sparata dalle casse surround che circondano la sala.
Questa occasione non se l’é fatta sfuggire Ale Barbero, BMX Freestyler di fama internazionale e portacolori RedBull, che abbiamo incontrato nella hall del cinema.

Nato dalla stretta collaborazione triennale tra RedBull Media House e Freeride Entertainment, il film ci mostra le imprese di alcuni tra i migliori freeriders estremi al mondo: Darren Berrecloth, Cameron Zink, Kurt Sorge, James Doerfling, Andreu Lacondeguy i principali protagonisti, ma anche Robbie Bourdon e altri riders che troviamo esclusivamente in alcune scene. Cina, Argentina, Canada, Nepal e Utah sono alcuni dei remoti e spesso inaccessibili angoli della terra che gli autori ci fanno visitare, dedicando molto spazio all’ambientazione, al viaggio e alla preparazione dei bikers, oltre alle immancabili scene di riding, permettendoci quindi di percepire ciascuna location in modo suggestivo e più approfondito di quanto non si sia mai fatto in un video di MTB.

Lo stile caratteristico di Freeride Entertainment, sviluppato e consolidato nel corso della lunga serie di New World Disorder, risulta evidente da subito, soprattutto nelle scene action. Colori, scelta delle inquadrature e del montaggio, selezioni musicali, hanno uno stile che ben conosciamo, ma sono curate a un livello superiore, merito sicuramente dell’accresciuta esperienza professionale della troupe, ma anche dei 3 anni che ha avuto a disposizione per la realizzazione del prodotto. La riprese hanno visto impiegate attrezzature di diversa tipologia, dalle costosissime macchine cinematografiche a pellicola alle videocamere digitali, passando dalle helmet cam Contour. Ovviamente la qualità eccelsa delle macchine a pellicola non è paragonabile alla qualità delle helmet cam, se pur ottime, per cui la differenza di rendimento sullo schermo del cinema risultava evidente, ma l’utilizzo sporadico ed equilibrato nel montaggio di queste immagini, riprese durante passaggi particolarmente tecnici e impegnativi, offre allo spettatore un coinvolgimento unico e adrenalinico. Anche gli slow motion e i super slow motion sono ponderati e utilizzati dove necessario, qualcuno in modo decisamente classico come durante i mega trick da lasciare a bocca spalancata, e altri in modo più originale e vario.

Le scenografie dominanti sono i vastissimi spazi aperti, spesso desertici e caratterizzati da terreni sabbiosi e aridi. Questo si traduce nella possibilità di sfruttare ampiezze di campo immense, che grazie all’impiego massiccio di riprese aeree permette alla regia di giocare molto nell’alternanza di protagonismo tra gli elementi principali che compongono la scena: la montagna, il drop o passaggio tecnico e il rider, enfatizzandone la differenza di proporzioni, alla ricerca costante di quel senso di gesto epico che caratterizza lo stile americano di fare video. Questo stile è direttamente riconducibile ai video di freeski e snowboard, con cui Where the Trail Ends ha in comune anche la polvere come elemento naturale predominante. Ovviamente si tratta di sabbia e non di neve, ma il risultato scenografico è ampiamente paragonabile, soprattutto nelle scene in cui i biker surfano letteralmente sabbia e ghiaia su lunghi pendii scoscesi, sollevando spruzzi di polvere da fare invidia a Jeremy Jones.

Le componenti innovative che colpiscono in questo video sono le sezioni complementari al riding, che vengono trattate e approfondite con un taglio cinematografico e documentaristico palesemente ispirato al lavoro di Godfrey Reggio, autore della trilogia Qatsi, e del suo “discepolo” Ron Fricke. Dall’imponenza dei paesaggi ai dettagli delle culture etniche, dai campi base dove i protagonisti piantano le loro tende per la notte ai voli in elicottero per raggiungere le vette, le risalite a piedi con la bici in spalla, le serate intorno al fuoco. La maggior parte di queste scene sono accompagnate da composizioni musicali ricercate, musiche minimaliste e new age, che aiutano lo spettatore ad addentrarsi nel contesto della scena.

In definitiva, consigliamo di acquistare questo film? Si!
Where the Trail Ends attinge a un filone che è stato aperto di recente, ossia quello del film di MTB improntato al documentario naturalistico, ma a differenza di altri video dove questo aspetto è stato forse un tantino esasperato, nel prodotto di Freeride Entertainment e RedBull i due componenti di taglio documentaristico e azione si amalgamano bene, affascinando lo spettatore sia per le scene adrenaliniche e per la quantità di manovre (e cartelle) massive, che per lo spettacolo naturalistico delle immagini. Talvolta un po’ ripetitivo forse ma mai noioso, diventerà sicuramente un’altra pietra miliare nelle collezioni video degli amanti del freeride.

Fotografie di Giacomo Proserpio

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